Nel 1900 l'arciprete mons. Giuseppe Cima (1895-1906) pensò per la parrocchiale ad un nuovo pavimento a quadri romboidali di marmo di Carrara, alternati con altri di marmo verde bardiglio del nosto Cadore.
La maestosa e solenne facciata, costruita ad imitazione di quella della cattedrale di Vittorio Veneto, fu invece inaugurata il 5-4-1926, seconda festa di Pasqua. Ha un basamento di pietra viva e il resto in cemento martellinato; il lavoro stato portato a termine dalla ditta Raccanelli-Rosolen di Vittorio Veneto, essendo arciprete di Tarzo mons. Luigi Paneghetti (1912-11926).
Ecco come il settimanale diocesano "L’Azione" (n. 15 del 10 aprile 1926), in un articolo di cronaca, ne descrive l’avvenimento: "Lo zelo ed il gusto estetico di don Luigi Paneghetti, arciprete di Tarzo, aveva reso persuasi e concordi i suoi 3 mila parrocchiani di completare anche al di fuori della bella chiesa matrice di Tarzo".
Ed eccoci veder sorgere le fondamenta ed innalzarsi nel 1915 la facciata su disegno dell’ing. Toffolati di Vittorio Veneto.
La guerra e l'invasione ritardarono la fine dell'opera, ma non la troncarono. Tarzo, infatti, appena riavutosi dalle vicende belliche, si infervorò per portar a termine l'opera, ora finalmente finita e bella. È una vera opera d'arte.
Vi lavorò con intelletto d’amore la ditta Rosolen-Roccanelli di Vittorio Veneto. Tre statue magnifiche, esecuzione della predetta ditta, vi stanno in cime, quasi in segno augurale per i tarzesi: sempre più in alto!
Capitanato dal rev. Arciprete, tutto il paese vi concorse: e se una distinzione si può fare, questa è in riguardo dei tre fabbricieri Tomasi, Toniutti e De Coppi, i quali stanno in prima linea nei sacrifici, subito dopo il sig. Arciprete.
S. Ecc. mons. Vescovo benedì il 15 aprile 1926 (seconda festa di pasqua) questa facciata e all’omelia elogiò parroco, autorità civili e parrocchiali del riuscitissimo lavoro, compiuto a gloria di Dio e ad onore di Tarzo.
Il fatto è stato immortalato con una lapide murata al centro della facciata con questa scritta:
(traduzione )
QUESTO TEMPIO
dedicano in onore della B.V.M della Purificazione
rifulge ancor più bello grazie alla
NUOVA FACCIATA
interrotta per causa della guerra
In quest’anno giubilare 1925
benedetta dal vescovo cenedese e Conte di Tarzo
E. BECCEGATO
tra il gaudio del Clero e dei fedeli.
Nella costruzione della facciata si rispettò il portale in pietra viva del 1860, opera del Girardini di Lago. La ditta Rosolen-Raccanelli incaricò mio padre, allora alle sue dipendenze, per la posa in opera del grandioso manufatto e della sua martellinazione a mano. Nell'archivio parrocchiale si conservano delle ricevute in acconto che l'arciprete Panegnetti versava alla ditta, controfirmate da mio padre, Sartori Pietro. E fu per me motivo di grande soddisfazione il vederle conservate, anche se su semplici foglietti di carta!
L'arciprete Paneghetti volle che per la festa patronale del 2 febbraio 1925 venissero tolte tutte le impalcature in modo che il popolo si rendesse conto, giustamente orgoglioso, dell'imponenza dell'impresa, sempre sperando che si potessero portare a termine gli ultimi "rifinimenti" del lavoro entro il corso di quel anno giubilare; la lapide commemorativa era gia stata murata a perenne ricordo al centro della facciata; ma solo il lunedì di Pasqua dell'anno successivo l'opera poté essere ufficialmente inaugurata.
L'imprevisto nelle cose umane c'è sempre!
L'elettrificazione delle campane, i banchi nuovi, l'impianto di altoparlante, il restauro dell'organo, l'aver riportato l'interno della chiesa alla freschezza del suo primo stile originario, l'impianto di riscaldamento, la ripulitura della pala dell'altare maggiore e delle due tele giacenti in un vecchio ripostiglio e che un tempo ornavano i due altari ultimi della chiesa, la pavimentazione tanto necessaria del circostante sagrato con sottofondo di cemento ricoperto da lastre di porfido, sono le ultime realizzazioni in ordine di tempo, compiute dagli arcipreti Mgr. Romano Lucchetta (1950-1961), Mons. Basilio Sartori (1961-1967) e don Giovanni Gava (1967-1985).
È del 1975 la costruzione di un pregevole ed artistico altare di marmo, che ben si addice e allo stile del coro e alle esigenze della nuova liturgia. Ne è stato progettista l'architetto Antonio Monaco di Venezia e porta la scritta "ANNO SANTO 1975", dono di una persona a ricordo dei genitori defunti e la sostituzione in rame delle grondaie della chiesa.
"Voce amica" di settembre-ottobre 1982 continua con una serie edificante di altri lavori, tra i quali cito soltanto per brevità: anno 1973 , il restauro della pala dell'altar maggiore.
Anno 1981: rifacimento del tetto della chiesa, anno 1982 trasformazione della stanza a destra del coro, un tempo sede della Confraternita del Santissimo, in cappella invernale con pitture di Antonio Bernardi; pulitura dell'affresco del soffitto rappresentante la "Donna dell'Apocalisse Vestita di sole".
Dal 1985 è arciprete parroco di Tarzo don Mario Fabbro. Deve essere stato desolante per lui per la solenne festa patronale del 1988 trovarsi sul pavimento della chiesa un mucchio di calcinacci caduti dal soffitto!
La sorpresa creò un problema non di facile soluzione, anche per la spesa ingente cui si sarebbe andati incontro.
Si prospettavano altre inderogabili esigenze, come la tinteggiatura della chiesa, previo l'impianto di illuminazione secondo le regole e le leggi di sicurezza. A tutto si fece fronte, tanto che sul numero di luglio ed agosto 1990 di "Voce amica" si poté leggere questo "corsivo" sotto il titolo "Ecco la nostra chiesa".
Con la direzione dell'Architetto Ballestini e la consulenza della Commissione Arte Sacra della Curia di Vittorio Veneto, hanno lavorato le ditte Zanette di Cordignano per la pittura,
Da Dalt di S. Giacomo per l'impianto di illuminazione, Teso di Treviso per la messa in opera dei punti luce, Bet di Vittorio Veneto per il recupero e la doratura a foglia e Neosplendorsan di Montebelluna per la ripulitura delle lampade. A tutti questi è doveroso aggiungere anche i nostri concittadini Cadalt Giovanni, Bez Siro e Pilat Flavio che si sono prestati con grande disponibilità per tutti i lavori di contorno e di affiancamento alle varie ditte.
Ora la nostra Chiesa arcipretale ha trovato quasi la sua bellezza originale. La tinteggiatura è molto sobria e semplice, le paraste trattate con lo spatolato riflettono luce, il soffitto ripulito ha evidenziato in maniera fantastica l'affresco della Madonna. Degno contorno a tutto questo è risultato il ritocco a foglia oro dei quadri della Via Crucis e dei bracciali che sostengono i nuovi lampadari a dare splendore e luminosità a tutta la navata e al coro.
Le molteplici luci per il soffitto e i punti più significativi della Chiesa hanno come supporto un impianto e un quadro di comando all'altezza dei tempi secondo le regole di sicurezza previste dalle norme di legge. Manca qualche piccolo ritocco perché tutto risponda ai desideri degli operatori, ma il più è fatto. E il più è fatto anche con i debiti, solo che ormai i fondi della Chiesa e dei Benefattori sono tutti esauriti e i milioni da pagare sono ancora trenta circa (sono già stati pagati cento milioni). C'è sempre posto per chi vuole lasciare il tangibile segno alla Parrocchia soprattutto per dare il dovuto a chi ha lavorato e lavorato bene senza far sospirare i pagamenti come purtroppo bisognerà fare.
I risultati ottenuti, al di là di ogni debito, ci riempiono di orgoglio e i consensi di tante persone semplici ma anche di esperti ci gratificano al di sopra di ogni fatica e di ogni disagio vissuto in questi lunghi anni di lavoro.
Per questo meritano un caro riconoscimento tutto le donne che continuamente hanno prestato la loro opera per pulizie straordinarie ogni sabato e solo per un semplice grazie di tutta la Comunità