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Un.Pastorale Vallata Est

Cosa sono le "Unità Pastorali?

L'unità pastorale è un insieme di parrocchie vicine, che hanno alcuni elementi in comune.
Nella nostra diocesi sono di due tipi: parrocchie guidate da più parroci "in solidum", dove uno è il moderatore dell'unità e ognuno è parroco di tutte le parrocchie, e parrocchie guidate da più presbiteri insieme, ognuno dei quali è nominato parroco di una o più comunità, e uno di essi è il moderatore dell'unità. L'unificazione rispetta l'identità di ogni singola parrocchia, che conserva il proprio Consiglio pastorale, il proprio Consiglio per gli affari economici, il proprio archivio parrocchiale. Il vicario episcopale per la pastorale ha curato la preparazione dell'opuscoletto "Le unità pastorali", che contiene le linee guida per un primo avvio del lavoro pastorale. Tale strumento sarà arricchito con la collaborazione di tutti, lungo il cammino di sperimentazione che durerà un quinquennio.

Compito del moderatore
Ciascuna unità pastorale ha un moderatore, che è un presbitero scelto tra i parroci dell'unità pastorale con il compito di stimolare le energie e le risorse con stile propositivo, nella costante attenzione al cammino unitario della diocesi. Egli presiede gli incontri dell'unità e coordina il lavoro d'insieme.
Il vicario episcopale per la pastorale farà nascere un'équipe diocesana dei moderatori con lo scopo di seguire tutte le unità pastorali. Presto tutti i moderatori inizieranno un cammino di formazione e concorderanno i primi passi da fare nelle singole unità.


Quante sono le Unità Pastorali?


Le "unità pastorali" costituite nella nostra diocesi sono 31, che raccolgono le 162 parrocchie distribuite nelle 12 foranie con un totale di oltre 320 mila abitanti. Il nostro Vescovo con fiducia e affetto ci stimola e incoraggia a mettere insieme tutte le forze esistenti per avviare un impegno pastorale intenso e creativo sulla scia della nostra tradizione diocesana. Ci stimola anche a studiare e realizzare una pastorale nuova che, pur continuando ad essere attenta alla Parola di Dio, alla iniziazione cristiana con lo stile pastorale dell'accompagnamento, abbia nuove attenzioni ai bisogni delle persone e delle parrocchie, piccole o grandi che siano. È importante che le parrocchie riconoscano di non essere autosufficienti e gestiscano le loro risorse sul territorio, in sinergia e corresponsabilità con le altre parrocchie vicine.

Alcuni punti fermi...

Di Mons. Francesco Toffoli

Innanzitutto è necessario puntualizzare che l'unità pastorale non è una super parrocchia:non viene infatti soppressa alcuna parrocchia. L'istituzione dell'unità ha lo scopo di creare una rete di collaborazione tra le parrocchie, migliorare i servizi pastorali, suscitare un crescente spirito missionario, utilizzare nel modo migliore tutte le risorse, promuovere la comunione ecclesiale.
Questo cammino chiede che tutti i membri delle nuove unità diventino missionari.
Le unità pastorali sono un passo decisivo verso l'attuazione di una pastorale d'insieme. Dopo il Concilio Vaticano II la pastorale non è più riservata ai presbiteri, perciò è necessario preparare e realizzare cammini di formazione per tutti. Un laicato, ben preparato e consapevole di essere corresponsabile, offre motivi di speranza per la riuscita di questa nuova esperienza.
La comunione all'interno di una comunità cristiana è allo stesso tempo dono e impegno: è dono da chiedere allo Spirito Santo, è impegno ad offrire la propria disponibilità a vivere secondo il vangelo e ad essere missionario che annuncia e dà testimonianza del Cristo Risorto.

Le unità pastorali della Vallata

UNITA' PASTORALE "VALLATA OVEST"
Moderatore: mons. Venanzio Buosi, Arciprete di Cison di Valmarino
Parrocchie: Cison di Valmarino, Combai, Farrò, Follina, Miane - Campea - Premaor, Tovena, Valmareno

UNITA' PASTORALE "VALLATA EST"
Moderatore: don Ezio Segat, Arciprete di Revine Lago e Parroco di Lago
Parrocchie Arfanta, Corbanese, Lago, Revine, Tarzo

LE UNITA' PASTORALI SEGNO DEI TEMPI PER UNA STORIA IN  ACCELERATA EVOLUZIONE   

+ Giuseppe Zenti
Vescovo di Vittorio Veneto


La mitica stagione ecclesiale del mio venerato predecessore, il vescovo Giuseppe Zaffonato, dalla quale ci distanziano esattamente cinquant'anni, appare oggi irreversibile almeno per qualche decennio.È noto, e la storia lo documenta, che egli s'è trovato di fronte alla necessità di istituire numerose nuove parrocchie, anche di modeste dimensioni, per assicurare occupazione e congrua ai suoi preti in esubero, garantendo comunque la presenza di almeno un cappellano anche nelle parrocchie sotto i mille abitanti.Ci vien da sorridere al confronto ravvicinato con la situazione di oggi.O,forse, da turbarci,da angustiarci e lasciarci inquieti e sgomenti,se leggessimo il fenomeno del suo progressivo riavvolgimento in termini puramente quantistici. Dal tempo in cui ogni parrocchia poteva contare almeno su un prete e sentirselo tutto suo, al tempo odierno in cui un prete è parroco di più parrocchie o più preti condividono una più ampia zona pastorale. E la gente comincia a dire: il nostro prete; oppure: i nostri preti!Questo fenomeno è già in atto, almeno in parte. E sta a segnalare la traiettoria del prossimo futuro. Su cui muovere i passi della pastorale. A partire dall'oggi. Per non trovarci ad affrontare nel domani amare sorprese e situazioni annodate irrisolvibili.
C'è di che angosciarsi? E se fosse davvero un segno dei tempi?Non si tratta,infatti, esclusivamente e principalmente della contrazione delle risorse umane disponibili da parte dei preti in forte accelerazione di invecchiamento e con sostituzioni di nuovi presbiteri fortemente sproporzionate al negativo.
A leggere l'evolversi della storia con gli occhi della fede, possiamo affermare di essere messi oggi nella condizione di vivere al meglio le intuizioni del Concilio che ha delineato una Chiesa interamente ministeriale. Nella diversificazione dei carismi.
È vero che il numero dei presbiteri si sta assottigliando in modo preoccupante,e a nessuno è lecito trastullarsi in battute consolatorie,ma è anche vero che,se non ci lasciamo andare alla deriva e insieme ci decidiamo a fare delle scelte ponderate e in sintonia con il sentire della Chiesa di oggi che non esita a prospettare una "pastorale integrata", il domani anche della nostra Chiesa diocesana sarà più promettente dell'oggi.
A patto che ad ognuno sia data la possibilità di esprimere al meglio il proprio dono in vista dell'edificazione del Corpo di Cristo, per esplicitare un pensiero caro all'apostolo Paolo: che i presbiteri siano interamente presbiteri e i laici nient'altro che laici. Ognuno con il dono della propria identità,delle proprie competenze e responsabilità.In un dinamismo di vera corresponsabilità.E pensando alle unità pastorali non come l'equivalente di un riassorbimento delle identità parrocchiali in un organismo più vasto e complesso, una sorta di grosso condominio derivato da un insieme di piccole abitazioni, ma come una modalità, imposta dalla stessa storia, più rispondente alle esigenze della nuova evangelizzazione.
L'unità pastorale infatti, espressione ben delineata della pastorale integrata, non solo rispetta le identità parrocchiali,ma intende valorizzarle sul territorio in funzione di una articolazione organica, superando cioè quel campanilismo che pretende che tutto si faccia in casa propria.Anche a prescindere dal fatto che i preti saranno impari a far fronte alla pastorale come finora si è realizzata, cioè non ce la faranno proprio a seguire tutto, pena gravi minacce alla salute, le unità pastorali consentono di mettere insieme risorse omogenee,in vista ad esempio di celebrazioni eucaristiche più partecipate e più coinvolgenti, anche se inevitabilmente ridotte di numero; di una pastorale giovanile a tutto campo e più mirata; di una catechesi degli adulti più allargata; di percorsi formativi di ampio respiro per catechisti, per animatori, per nubendi,per genitori;di celebrazioni in comune della penitenza; di processioni di carattere popolare;di cori che si potenziano reciprocamente.Insomma, siamo chiamati ad uscire dalla logica che ogni parrocchia debba fare tutto come s'è sempre fatto, strascinandosi magari stancamente, per individuare delle opportunità di condividere alcune iniziative,in funzione di una loro miglior realizzazione complessiva.
In tal modo si favorisce anche una vera crescita nello spirito di comunione fraterna,in cui c'è ampio spazio per tutti i laici di buona volontà. I laici sono protagonisti,dal loro versante di laici,senza clericalizzarsi,della pastorale della nuova evangelizzazione e,perciò, della conduzione della pastorale delle singole parrocchie,aperte alla corresponsabilità con le parrocchie della propria unità pastorale,per tenersi aperti alle altre comunità limitrofe, cioè all'area pastorale.Allora ci si forma al senso di una Chiesa in dilatazione organica, dove non ci sono stanze blindate, ma articolazione di realtà in funzione del tutto.Da cui ogni singola realtà riceve incremento e senso.Se avremo il coraggio di imboccare questa strada imposta dalla rapida evoluzione dei tempi e sapremo governare la situazione con saggezza,non ci lasceremo cogliere a sorpresa dal precipitare degli eventi,ma ci troveremo tutti più maturati nel segno della comunione ecclesiale che è condizione imprescindibile di evangelizzazione missionaria e scopriremo la bellezza della corresponsabilità.Da umili e audaci protagonisti. Nello Spirito di comunione fraterna.Le stesse vocazioni al presbiterato non potranno non risentirne un beneficio, anche in termini di sensibile incremento,in quanto i giovani constateranno che l'identità e il ministero del presbitero hanno uno sbocco di tutta dignità:essere guide,in qualità di pastori nel Pastore,di una comunità tutta ministeriale che tale non può essere senza l'apporto decisivo del suo ministero di presbitero.
La realizzazione delle unità pastorali è una sfida.Che vale la pena di prendere in mano. Forse come tappa verso nuovi traguardi verso i quali ci sospinge l'evoluzione della storia.
Ce ne propizi la realizzazione la Vergine Maria, madre della Chiesa.